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Lui & Lei

Era mio padre 1


di QualcheTrasgressione
26.03.2026    |    1.637    |    8 9.7
"  Rimpiansi di aver perso i contatti con lei, poco dopo la fine della scuola, quando anche la relazione con mio padre finì..."
Anni dopo *L'amica speciale*, un racconto che dice tutto anche se ci sono alcuni collegamenti con la serie precedente.

Era il 2010.
Putiferio in casa, mamma scoprì un tradimento di mio padre.
Lui aveva detto che andava a lavare il camper, lei sapendo che era un lavoro che richiedeva molto tempo, non chiese nulla. Dopo due ore, uscì per scendere al lago, per una passeggiata.
Era il mese di novembre, i lidi sono chiusi, i turisti non c'erano in quel periodo. La strada che portava al Lido era chiusa in fondo, ma chi voleva raggiungere la spiaggia per quelle malinconiche passeggiate sul lago in inverno, poteva farlo. Camminava piano, guardando le foglie appassite e cadute sulla strada sterrata, a mente leggera, fumando la sigaretta. Il lido era comunale, quindi era aperto al pubblico, solo la struttura ricettiva era chiusa. Per raggiungere la spiaggia mamma doveva svoltare dopo la struttura senza raggiungere il fondo della via, desolato e abbandonato, in quel periodo. Ma prima di svoltare, per qualche strana ragione, voltò il viso dalla parte opposta e vide il camper di mio padre parcheggiato, mezzo nascosto sotto le fronde degli alberi. 
Cominciò a percorrere la strada per raggiungerlo, ma avvicinandosi, nonostante fosse sicura fosse il mezzo di famiglia, cercò di convincersi dovesse essere uno simile, che mio padre non aveva motivo di parcheggiare lì il camper. Rallentò, valutando di tornare sui suoi passi, timorosa di fare la strada per niente e magari fare anche una figuraccia. Se fosse stato uno straniero, lei non conosceva altre lingue se non l’italiano: se quello le avesse chiesto qualcosa, tipo il motivo per cui si era spinta fino a lì, lei non avrebbe saputo rispondergli. 
Era quasi decisa a tornare indietro quando qualcosa attirò la sua attenzione, un adesivo che mio padre aveva messo, un doppio senso mal celato, il disegno di un toro. Lei lo odiava perché sapeva cosa stava ad indicare e non era solo il segno zodiacale. Avevano anche litigato e lui si era pavoneggiato, riducendo tutto a una cosa divertente. Ma quale moglie ama far sapere che il marito è un toro tra le lenzuola? Soprattutto dopo i 60 anni?
Quell' adesivo le confermò che il camper era il loro e vederlo lì parcheggiato e quasi nascosto le mise addosso quella curiosità insidiosa che la fece procedere con il cuore in gola. 
Mi disse, poi, che aveva avuto il sentore che stava per scoprire qualcosa di fastidioso, ma non orribile come quello che vide. Aveva sospettato che mio padre si stesse ritagliando un momento di quiete da solo, lontano da casa e soprattutto da lei e che le avesse mentito.
Andò verso il camper con animo litigioso, pronta a dirgliene quattro, per la bugia e per quel bisogno di allontanarsi: testò la porta laterale e la chiusura scattò, sentì subito dei rumori e dei gemiti ma ancora non afferrò, la sua mente non volle capire, rigettò a priori quella possibilità. Era talmente fiduciosa nel suo matrimonio, in mio padre, che pensò si stesse sollazzando con qualche filmato, che quei gemiti venissero da un video. Spalancò la porta per dare a mio padre del porco: secondo lei un uomo di 60 anni non doveva più provare certi desideri, lei era in menopausa da quasi dieci anni e per lei il sesso era una cosa morta, del passato. Ogni tanto gli concedeva qualcosa ma non capiva come lui ancora sentisse tutto quel desiderio. La scena che si trovò di fronte le tolse le parole di bocca. Sul tavolo c’era una bionda sdraiata, nuda e a gambe aperte, mio padre era in piedi e le teneva una gamba sopra la sua spalla, era in maglietta e la stava pompando facendola gemere. Nessuno dei due si accorse della presenza di mia madre, troppo presi dall’amplesso. 
“Godi puttana! Fammi sentire come godi, troia!” 
La bionda voltò un poco la testa a guardare mio padre e lanciò un gemito prima di bestemmiare e lodare il toro che la stava facendo godere. 
“D** bastardo che bel buco stretto hai! Ti sborro dentro, troia!” 
Mia madre gridò il suo nome e mio padre si immobilizzò con il cazzo piantato nel culo della bionda, che voltò la testa verso mia madre, rivelando la sua identità.
Sabrina, la vicina di casa. Trentaquattro anni, sposata con due figli.
Abitava in un appartamento della scala accanto. Frequentava casa dei miei da anni, da quando si erano trasferiti al lago. Per mia madre era più di un’amica, quasi una di famiglia, una nipote. Le teneva i figli quando era al lavoro e andavano insieme per negozi. Al sabato sera, spesso, cenavano con le famiglie, compresi i genitori di lei e la sorella minore. In estate, frequentavano il lido e uscivano spesso insieme.
Due anni prima aveva invitato la sua famiglia alla casa al mare. Mia madre me li aveva descritti spesso come una coppia in perenne difficoltà: sempre pochi soldi, troppi impegni, poco tempo. Lui faceva due lavori e lei faceva turni. Mia madre era felice di esserci, di poterli aiutare. Un paio di anni prima le aveva anche prestato del denaro, mai reso.
La guardò fissa negli occhi e le si avventò contro, la prese per i capelli e li tirò, dandole della troia! 
Aveva i suoi capelli aggrovigliati tra le dita e si voltò verso mio padre e lo maledisse, chiamandolo bastardo depravato e prese a prenderlo a pugni con una mano.  
Mio padre cercò di rivestirsi, diede priorità a coprire la sua nudità piuttosto che difendere la sua amante. Con lui fuori tiro, mamma si concentrò sulla donna sul tavolo. La strattonò per i capelli, la graffiò sul corpo facendola gridare mentre quella implorava mio padre di aiutarla. Quando lui giunse, tentò di avvicinarsi ma mamma fu svelta a prendere qualcosa lì accanto e romperlo sulla sua fronte. Un posacenere. Lo vide cadere indietro e solo allora si rese conto di quello che aveva fatto.  
“Siete dei maiali!” urlò prima di scendere dal camper e tornò di fretta a casa. La vicina, le urlò dietro che l’avrebbe denunciata per aggressione ma questo non la fermò e, anzi, come per pararsi, per dare una motivazione dell’accaduto, della sua reazione, chiamò il marito e i genitori di lei, per dire dell’accaduto. Raccontò tutto, anche dell’aggressione, dichiarando di aver agito d’impeto, sottolineando quanto avesse fatto in tutti quegli anni per Sabrina, per aiutarla e come quella scena l’avesse tramortita. Parlò di tradimento, da parte di entrambi. 
Nel frattempo, prese a braccia tutte le cose di mio padre e le mise in sacchi neri.  
Poi chiamò me, che ero al lavoro e mi raccontò tutto. Sentendo la sua disperazione, temendo succedesse di peggio, chiesi un permesso e la raggiunsi. 
Arrivata vidi la casa svuotata e chiesi spiegazioni. 
“L’ho mandato via! Non lo voglio più vedere!” 

Restai con lei, pianse tutta la notte e, a intervalli, mi raccontò delle altre volte che aveva sorpreso mio padre con altre donne. 
Temetti mi raccontasse di Cinzia, di tanti anni prima, ma non lo disse. 
Ma mi parlò di una nera, assunta per aiutarla quando nacqui io, più di trent'anni prima.

“Era ospite dalle suore, aveva due bambini, fuggita da una situazione violenta.” Mi disse il nome, completo, lo ricordava anche se erano passati anni. 
“Veniva a pulire casa e ti teneva quando io ero al lavoro. Era giovane, ma pensavo fosse troppo giovane per preoccuparmi! Aveva meno di vent’anni! E con i casini che aveva vissuto ero sicura non ne volesse altri! Un padre che abusava di lei, da cui diceva che stava fuggendo! Ma ha comunque cercato mio marito!” 

Facendo un rapido calcolo mio padre doveva avere trent’anni. Pensai che non fosse poi così strano: più invecchiava più il divario di età dalle sue amanti aumentava. Anni dopo era stato con la mia amica, di diciassette anni più giovane, e ora la vicina di casa, ventisette anni meno. 

“Aveva 17 anni e la sera lui la riaccompagnava al convento, dopo cena. Mi diceva che doveva sempre fermarsi a fare rapporto da una delle suore e mi pareva giusto, non ho mai pensato che loro due potessero... invece... e l’ho scoperto un giorno che li ho trovati in camera, lei gli stava facendo... con la bocca, sai... Tu eri nel lettino. Non stavi nemmeno dormendo!” 

Quel particolare mi diede un fremito: guardona già da infante! Forse mi diedero l’imprinting per quella perversione in quel momento. Che sono certa, non poteva essere stato l’unico! 
Sapevo già che a mio padre piacevano giovani, ma non che fosse così fissato con le adolescenti. 
Quella notte la passai nel letto con mamma, lei con il suo sonno agitato io con i miei pensieri perversi: ricordai Cinzia, tutte le volte che mi aveva raccontato dei rapporti con: quell'uomo maturo che io sapevo fosse mio padre o delle volte che avevo fatto di tutto per spiarli. Cercai di immaginarlo con la ragazza di colore e mi masturbai, cercando di fare piano, godendo in silenzio. Poi i miei pensieri scivolarono sui giochi che avevo fatto allora con la mia amica, il calore della sua fica, il suo sapore, la consistenza viscida del suo succo. E ancora, come il suo buco del culo avviluppava il mio dito quando glielo spingevo dentro. Come allora, il godimento fu intenso. 
Rimpiansi di aver perso i contatti con lei, poco dopo la fine della scuola, quando anche la relazione con mio padre finì. Dopo quell’esperienza non avevo più cercato di approcciarmi con altre ragazze, ero tornata, per così dire, sulla retta via cercando ragazzi e avendo solo rapporti etero.  

Ecco, posso dire che quel momento fu l’inizio di un nuovo capitolo della mia vita. 

****

Mio padre stette nella nostra vecchia casa per circa un mese, usando il giardino come parcheggio sicuro, vivendo in camper. Una mattina che avevo una visita, ne approfittai e mi recai da lui ma trovai, parcheggiata davanti al cancello, la macchina di Sabrina. Mi avvicinai furtiva al camper, feci scorrere il cancello del giardino lentamente e li sentii: i due stavano scopando. Sentii i gemiti di lei, gli schiaffi di lui, presumo sul culo o le cosce e le sue ammonizioni di stare zitta. Riconobbi il momento del godimento di mio padre, come un tuffo nel passato. Strinsi la vagina, per trattenere il piacere. Non volevo mi piacesse, mia mamma soffriva e non mi sembrò giusto.
Poi li sentii parlare. 
“Vedi come stiamo bene? Perché non veniamo qui a vivere? Hai già la casa!” 
“Mia moglie non la lascio!” abbaiò lui, come se fosse una cosa che le aveva già detto mille volte. 
“Ma lei non ti vuole a casa!” 
“Mi perdonerà, lo fa sempre!” 
“Ma avevi detto che potevamo stare insieme!” 
“Ti ho appena scaricato un litro di sborra nel culo: non siamo stati insieme?” la derise lui. La sua voce mi arrivò più nitida e mi sentii in trappola, se fosse sceso mi avrebbe scoperta. Sentii lo scatto di un accendino, poi vidi il fumo uscire di lato, segno che aveva aperto uno dei finestrini. 
“Insieme, insieme! Vivere insieme, non scopare!” 
“Mia moglie non la lascio! Te l’ho sempre detto!” 
“Tu mi hai detto che non potevi, ma siete già separati, ora...” 
“Tu sei pronta a lasciare i tuoi figli con tuo marito? Perché io non li voglio in mezzo ai coglioni.” 
“Lo sai che non posso.” 
“Vedi che non possiamo stare insieme?” 
“Sei un bastardo! Sono otto anni che sopporto di essere il tuo passatempo! E poi ti ho detto che il piccolo potrebbe essere tuo!” 
“Io non posso avere figli, da più di dieci anni i miei proiettili sono a salve. Mi piace scopare, lo sai, mica posso preoccuparmi, ogni volta, di mettere incinta qualcuna!” 
“Cosa cazzo stai dicendo?” alzò la voce lei e subito sentii uno schiocco e dell’espressione di dolore che lei cacciò lo interpretai come uno schiaffo, ma forse sul viso. 
“P***o D**! Non alzare la voce. Ti spacco tutti i denti la prossima volta.” 
Sapevo che mio padre era violento nel sesso, ma quello schiaffo e quella minaccia erano cosa nuova. 
“Mi hai detto che ero l’unica! Che ero speciale” 
“Sei l’unica con cui scopo da otto anni. Ma ci sono state altre. Appena una apre le gambe non mi tiro di certo indietro, non l’ho mai fatto!” 
Sabrina compatì mia madre per il numero impreciso di corna che aveva in testa e io strinsi i denti, con la voglia di prenderla a sberle. 
“Mia moglie lo sa che sono infedele: ma sa che non la lascerò mai!” 
“Ma se mi ha presa a sberle! Mi ha strappato i capelli e mi ha graffiato il seno, non ricordi? Non mi pareva una che sa che il marito...” 
“Si è imbestialita per il tradimento della fiducia: sia mio che tuo. Lei ci teneva a te, lo sai. Dei miei tradimenti non lascio tracce e non le do nemmeno la possibilità di sospettare che lo faccio. Trovarci insieme è stato doloroso, per lei. Ovvio che abbia reagito così. Ma mi perdonerà, prima o poi.” 
“Ma mio marito no. E io non voglio continuare a vivere coi miei genitori! Mio padre mi tratta malissimo. Sapere che sono stata a letto con un uomo più vecchio di lui...” 
Me lo immaginai lo sdegno del padre di lei, siciliano d.o.c. che a sedici anni aveva fatto la “fuitina” e messo incinta la ragazzina per poi sposarla: ora la figlia scopava con un uomo di dieci anni più vecchio di lui! 
“Non me ne frega nulla! Per me possiamo anche non vederci più!” 
“Me lo avevi promesso! Io non me ne vado!” 
Non so cosa mi fece muovere: mi prese il nervoso!  
Sapevo che mio padre era uno stronzo, ma mi diede fastidio la presa in giro di chiunque gli orbitasse intorno. Per anni aveva preteso che quella ragazza mi fosse amica, anche se già al primo sguardo l’avevo classificata come una gatta morta. Scoprire che me l’aveva anche portata in casa e fosse la sua amante, mi irritò notevolmente. Ma aveva preso in giro anche lei, per il suo piacere. Era chiaro che lei andasse bene finché le cose erano state nascoste, mentendo sull’impossibilità di stare insieme. 
Mi sentii messa in mezzo: aveva tradito mia madre, mi aveva preso in giro proponendo quell’amicizia e aveva imbrogliato lei, per anni. 
Feci due passi e bussai alla porta del camper: loro due stavano discutendo e si zittirono, mio padre aprì la porta e sbiancò vedendomi. Lo fissai inorridita e poi guardai la ragazza. 
“Se non te vai subito vedi l’altra bestia in famiglia: io a differenza di mia madre ti sotterro proprio qui in giardino.” 
Spalancò gli occhi ma rimase ferma. Indispettita presi un tubo di metallo tra le mille cose abbandonate in un angolo del giardino e mi avviai verso il cancellone, la sentii deridermi ma smise quando colpii uno dei finestrini della sua auto. Corse fuori urlando e io mi allontanai, mantenendo il tubo in alto, a minaccia. Lei scoppiò in un pianto nervoso ma si mise in auto, mise in moto e si allontanò. Mio padre, da coniglio, rimase accanto al camper. Mi avvicinai e gli dissi che le sue porcate doveva farle altrove, che se lo beccavo ancora lo avrei detto a mamma.  Abbassò lo sguardo e annuì, senza dire nulla e io me ne andai, portando con me il tubo. Parcheggiai in fondo alla via in attesa che lei tornasse ma non si fece più vedere. Lo controllai altri giorni e l’unica che gli faceva visita era mamma. Dopo qualche giorno, lui tornò a vivere con lei. 

Sei mesi dopo il vicino cornuto vendette l’appartamento e mio padre il camper. 
Mia madre glielo impose per lasciarlo tornare a casa. 

 

 

 

 

 


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